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Roddi, il borgo dei tartufi

Il tartufo è da secoli alla base della cultura di Roddi, e non soltanto per la vicinanza ad Alba, la località dove si tiene ogni anno la celebre fiera internazionale del tartufo bianco. Basti dire che la città è sede di una delle scuole più antiche e rinomate di addestramento per gli appositi cani, ed è stata recentemente inserita per la parte della cucina all’interno del percorso turistico dedicato dalla Regione Piemonte a questo prezioso fungo.

Da dove viene la passione langarola per il tartufo? Sembra che tutto sia iniziato nientedimeno che da Pico Della Mirandola, il cui nipote fu signore del castello che sovrasta la città. A Firenze, il grande intellettuale rinascimentale finì coinvolto in uno scandalo in cui, tra l’altro, pare avesse sedotto una nobildonna accompagnando l’atto carnale con cibi afrodisiaci particolarmente prelibati conditi con una spezia dalla fragranza inconfondibile. Indovinate qual è?

In epoca più moderna, i grandi appassionati del tartufo sono stati alcuni esponenti della famiglia Monchiero, fondatori della nota scuola di addestramento dei cani da fiuto nella seconda metà dell’800. Con loro comincia la rinascita della città. La fama arriva negli anni ’30, quando la zona comincia a diventare rinomata a livello mondiale per la raccolta del tartufo bianco grazie all’opera di diffusione da parte di numerosi giornalisti e la loro scuola viene riconosciuta ufficialmente .
Negli anni ’50 lo scrittore Mario Soldati gira un documentario per la RAI su Roddi, che porterà alla definitiva consacrazione della cittadina come “borgo dei tartufi” da parte di RadioCorriere TV, dopo diversi articoli sempre sullo stesso tema pubblicati su riviste del calibro di Epoca e dell’Illustrazione Italiana.

Da allora, la zona è costantemente visitata ogni anno da persone provenienti da tutto il mondo non solamente per degustare i deliziosi piatti della cucina langarola, ma anche per godere della piacevolezza dei suoi paesaggi collinari e scoprire le numerose testimonianze d’arte e di storia del suo territorio.

L’impegno della municipalità a valorizzare la tradizione del tartufo non è comunque cessato e ha portato alla scelta di Roddi come una delle sedi del museo itinerante del tartufo bianco, con un percorso didattico fatto di installazioni per guidare il visitatore alla scoperta dei segreti di questo fungo ipogeo e degli aspetti ad esso legati, tra cui poesie, documenti d’archivio, opere d’arte.
Infine, nel 2012 è stata aperta nel vecchio castello di Roddi una scuola internazionale di cucina che ha proprio nella valorizzazione del tartufo bianco uno dei suoi punti maggiormente qualificanti.

Come entra il tartufo nella cucina langarola? Spezia dalle fragranze molto intense, viene semplicemente aggiunto sbriciolato a dei piatti semplicissimi e rustici come una tartara di carne Fassona o un uovo al tegamino, conferendo immediatamente una personalità spiccata e a tratti aristocratica. Ottimo con la pasta, è in grado di trasformare dei semplici tajarin al burro in un cibo principesco.
Le dolci colline delle Langhe producono anche il Barbaresco, vino rosso strutturato e complesso che bene si abbina grazie ai suoi profumi secondari fini ed eleganti. Altra buona scelta è considerata da alcuni esperti il Pinot Noir Alta Langa, uno spumante dal sapore sapido fine e dalle fragranze complesse.

Presso il ristorante La Crota delle Langhe di Roddi è possibile degustare il tartufo bianco nei suoi diversi abbinamenti enogastronomici, oppure spendere un weekend assaggiando gli ottimi piatti della più autentica cucina langarola che hanno il tartufo come ingrediente principale soggiornando in una delle camere con superba vista sui celebri paesaggi delle Langhe dell’Unesco.

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